Dolore, perdita di forza, difficoltà nei movimenti e problemi alla cuffia dei rotatori possono essere conseguenze di anni di lavoro caratterizzati da movimenti ripetitivi, posture incongrue o attività con le braccia sollevate.
Ma quando un problema alla spalla può essere riconosciuto come malattia professionale?
Non sempre il dolore è automaticamente collegato al lavoro. Tuttavia, quando viene dimostrato un rapporto tra la patologia e l’attività lavorativa svolta nel tempo, il lavoratore può avere diritto alla tutela INAIL e, se ne ricorrono i presupposti, a un indennizzo.
Problemi alla spalla: quando possono dipendere dal lavoro?
La spalla viene sottoposta a notevoli sollecitazioni in molte attività professionali.
Tra i fattori che possono contribuire allo sviluppo di patologie della spalla ci sono:
- movimenti ripetitivi;
- lavoro prolungato con le braccia sollevate;
- posture incongrue;
- movimentazione di carichi;
- utilizzo frequente di strumenti manuali;
- attività che richiedono forza agli arti superiori;
- esposizione a questi fattori per periodi prolungati.
Tra le patologie che possono essere interessate rientrano, ad esempio, tendinopatie della cuffia dei rotatori, tendinopatie del sovraspinato, tendinite del capo lungo del bicipite e borsite.
La presenza di una di queste patologie, però, non significa automaticamente che si tratti di una malattia professionale: è necessario valutare il caso concreto e il rapporto tra attività lavorativa e problema di salute.
Malattia professionale della spalla: cosa significa?
L’INAIL considera malattia professionale un’infermità contratta nell’esercizio e a causa del rischio legato alla lavorazione svolta.
A differenza dell’infortunio, che generalmente deriva da un evento concentrato nel tempo, la malattia professionale può svilupparsi lentamente e progressivamente.
Per questo, nel caso delle patologie della spalla è importante ricostruire non soltanto la diagnosi, ma anche come è stato svolto il lavoro nel corso degli anni.
Il riconoscimento INAIL non è automatico
Avere una diagnosi di tendinopatia o di problema alla cuffia dei rotatori non basta, da solo, per ottenere il riconoscimento.
Devono essere valutati diversi elementi:
- la patologia diagnosticata;
- le mansioni svolte;
- la durata dell’esposizione;
- la frequenza dei movimenti;
- le posture mantenute;
- l’eventuale impiego di forza;
- la storia lavorativa;
- la documentazione sanitaria;
- il rapporto tra attività professionale e patologia.
Il sistema INAIL è un sistema di tutela “misto”: possono essere riconosciute sia le malattie comprese nelle tabelle previste dalla normativa, sia altre patologie quando il lavoratore riesca a dimostrarne l’origine lavorativa.
Cosa dice la giurisprudenza?
Anche la giurisprudenza si è trovata ad affrontare casi riguardanti problemi alle spalle e tendinopatie legate all’attività lavorativa.
In diverse situazioni i lavoratori hanno ottenuto il riconoscimento della malattia professionale quando è stato adeguatamente dimostrato il collegamento tra le caratteristiche della mansione e la patologia.
Questo dimostra che una patologia della spalla può effettivamente essere riconosciuta come malattia professionale, ma ogni caso deve essere valutato individualmente.
Sono quindi particolarmente importanti sia la documentazione medica sia la ricostruzione precisa delle mansioni svolte.
Quali tutele può riconoscere l’INAIL?
Se la malattia professionale viene riconosciuta, possono spettare le prestazioni previste dall’INAIL.
Tra queste rientra l’indennizzo per il danno biologico, determinato sulla base della percentuale di menomazione riconosciuta.
In linea generale:
- dal 6% al 15% è previsto un indennizzo in capitale;
- dal 16% in poi può essere riconosciuta una rendita secondo le condizioni previste dalla normativa.
Se la malattia determina un periodo di completa impossibilità a lavorare, possono inoltre trovare applicazione le prestazioni relative all’inabilità temporanea assoluta.
L’entità dell’eventuale prestazione dipende dalla valutazione medico-legale e dalla situazione specifica del lavoratore.
Cosa fare se si sospetta una malattia professionale?
Il primo passo è ottenere una diagnosi medica precisa.
È importante informare il medico anche delle caratteristiche del proprio lavoro, spiegando:
- quali mansioni vengono svolte;
- quali movimenti vengono ripetuti;
- se si lavora con le braccia sollevate;
- se vengono movimentati carichi;
- per quante ore al giorno si è esposti;
- da quanti anni si svolge quella determinata attività.
Può essere utile raccogliere anche referti, risonanze, ecografie, cartelle cliniche, certificazioni mediche e documentazione relativa alla propria storia lavorativa.
Per il lavoratore dipendente, la malattia professionale deve essere comunicata al datore di lavoro entro 15 giorni dalla sua manifestazione, secondo le indicazioni dell’INAIL.
Il lavoratore può inoltre rivolgersi a un Patronato, che può fornire assistenza nella procedura e nella raccolta della documentazione.
Hai problemi alle spalle legati al lavoro?
Se soffri di tendinopatia, problemi alla cuffia dei rotatori, dolore alla spalla o difficoltà nei movimenti e hai svolto per anni un’attività caratterizzata da movimenti ripetitivi o forte impegno degli arti superiori, può essere utile approfondire la tua situazione.
AP Risarcimento & Consulenza affianca pazienti e famiglie con un team di avvocati e medici legali, per ricostruire il percorso clinico, individuare eventuali responsabilità e tutelare i diritti di chi ha subito un danno alla salute.
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