Nel 2024, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha aggiornato la classificazione dell’acrilonitrile, una sostanza chimica ampiamente utilizzata in ambito industriale, elevandola a “cancerogeno certo per l’uomo”. Questo cambiamento – da “possibile” a “cancerogeno certo” – rappresenta una svolta importante nel modo in cui viene gestito il rischio nei luoghi di lavoro e apre domande fondamentali su come proteggere davvero la salute dei lavoratori italiani.
Cos’è l’Acrilonitrile e dove si trova
L’acrilonitrile è un composto organico impiegato principalmente nella produzione di polimeri sintetici, come fibre acriliche, plastiche, elastomeri e resine. Si ritrova in numerosi prodotti di largo consumo: componenti per automobili, elettrodomestici, materiali isolanti, vernici, adesivi e persino nei rivestimenti per il trattamento delle acque.
Le vie di esposizione più comuni sono l’inalazione e il contatto cutaneo, soprattutto durante le fasi di lavorazione industriale. I sintomi acuti dell’esposizione possono includere vomito, cefalea, dermatiti, irritazioni oculari e, in casi gravi, danni al sistema nervoso centrale.
Perché ora è ufficialmente cancerogeno certo
La decisione della IARC si basa su prove solide e coerenti emerse da studi epidemiologici e sperimentali. I dati mostrano un incremento significativo del rischio di tumori a carico di polmoni, vescica e cervello nei lavoratori esposti all’acrilonitrile. Inoltre, sono stati osservati effetti mutageni, con alterazioni genetiche rilevabili nelle cellule umane.
Alcune delle patologie correlate all’esposizione, come il carcinoma polmonare e il tumore della vescica, sono già state riconosciute dall’INAIL come malattie professionali tabellate.
In risposta, il legislatore europeo ha introdotto nuovi limiti di esposizione tramite il Decreto Legislativo 135/2024: a partire dal 5 aprile 2026, il valore massimo consentito per l’esposizione a lungo termine sarà ridotto a 0,45 ppm (1 mg/m³), con un limite di 1,8 ppm (4 mg/m³) per esposizioni brevi.
In parole semplici: significa che ci sarà un limite molto più severo alla quantità di questa sostanza che un lavoratore può respirare o toccare sul posto di lavoro, sia durante un’intera giornata lavorativa che in situazioni più brevi ma ad alta concentrazione.
Si tratta dunque di una misura precauzionale importante, che impone alle aziende di rivedere le condizioni di lavoro, installare sistemi di protezione più efficaci e aggiornare le procedure di sicurezza il prima possibile.
Quanti lavoratori sono esposti in Italia
Secondo una recente stima INAIL basata sul sistema SIREP (Sistema Informativo di Registrazione delle Esposizioni Professionali), sono circa 11.888 i lavoratori potenzialmente esposti ad acrilonitrile in Italia, con una netta prevalenza di uomini (82%).
Le esposizioni si concentrano in settori specifici, tra cui:
• Fabbricazione di materie plastiche in forme primarie: oltre 4.300 esposti
• Produzione di fibre sintetiche e artificiali: circa 1.600 esposti, con una percentuale altissima di rischio (oltre il 53%)
• Industria chimica e trattamento dei rifiuti industriali: rispettivamente 1.300 e 1.200 lavoratori coinvolti
In particolare, le attività produttive coinvolgono aziende del comparto chimico-tessile, della produzione di componenti per l’automotive, delle lavorazioni delle materie plastiche e del recupero rifiuti industriali.
In alcune aree geografiche, il fenomeno è particolarmente marcato: il 72% dei lavoratori esposti si trova nel Nord-Ovest, mentre solo il 3% è impiegato al Sud e nelle Isole.
È importante notare che questa cifra potrebbe essere una sottostima: molti datori di lavoro non comunicano correttamente i dati di esposizione, e alcuni settori non sono stati inclusi nella rilevazione per mancanza di rappresentatività statistica. Il numero reale dei lavoratori a rischio potrebbe quindi essere significativamente più alto.
Inoltre, va sottolineato che alcune patologie collegate all’esposizione possono manifestarsi anche dopo decenni: per questo motivo, i diritti al riconoscimento e al risarcimento possono essere esercitati anche in ritardo rispetto al periodo di esposizione.
Tutela dei diritti: un’urgenza non più rinviabile
Alla luce della recente riclassificazione dell’acrilonitrile come cancerogeno certo, la tutela dei lavoratori esposti diventa una priorità sanitaria e sociale. I dati aggiornati mostrano una diffusione significativa del rischio, con migliaia di lavoratori potenzialmente esposti nei settori dell’industria chimica, plastica e tessile.
È essenziale che le aziende si adeguino ai nuovi limiti previsti dalla normativa europea entro il 2026, ma ancora più urgente è garantire ai lavoratori già danneggiati la possibilità di ottenere giustizia e risarcimento.
Un’adeguata valutazione del rischio, la sorveglianza sanitaria, l’analisi del nesso causale e l’assistenza legale sono strumenti fondamentali per far valere i propri diritti, anche quando l’esposizione è avvenuta nel passato.
In un contesto dove la consapevolezza è ancora scarsa e le notifiche spesso incomplete, solo un’azione legale ben strutturata può fare la differenza tra l’impunità e la responsabilità.
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