Spesso si crede, erroneamente, di avere a disposizione tutto il tempo necessario per richiedere un risarcimento in caso di malattia professionale. Ma la realtà è diversa, e sottovalutare i termini di legge può significare perdere un diritto fondamentale.
I termini per agire in sede civile: il conto alla rovescia parte dalla diagnosi
Secondo il codice civile, chi scopre di essere affetto da una malattia professionale ha 10 anni di tempo per avviare una causa civile per ottenere un risarcimento dei danni. Ma attenzione: questi dieci anni non decorrono da quando si manifestano i sintomi, bensì dal momento in cui si ha conoscenza della patologia e della sua origine lavorativa.
La Cassazione infatti ha ribadito che il termine parte dalla consapevolezza effettiva della malattia, non da eventi precedenti, come un infortunio, purché successivi alla scoperta della malattia
Nel caso in cui la persona malata sia purtroppo deceduta, il termine parte dalla data del decesso, e il diritto può essere esercitato dagli eredi.
Sembra tanto tempo, ma non lo è affatto. Questi anni servono non solo per “decidere cosa fare”, ma per compiere una serie di attività fondamentali: ricostruire la storia lavorativa, raccogliere documenti e prove, effettuare una perizia medico-legale. Tutto questo richiede attenzione, energia e tempo.
Malattia professionale e INAIL: solo 3 anni per presentare la denuncia
Se parliamo invece di prestazioni da parte dell’INAIL, i tempi si restringono notevolmente. In base all’articolo 112 del DPR 1124/1965, il lavoratore ha 3 anni dalla diagnosi per presentare la denuncia di malattia professionale.
Il termine duqnue decorre: dal primo giorno di astensione dal lavoro dovuto alla malattia, oppure dalla data in cui il lavoratore ha consapevolezza della malattia (nel caso in cui non vi sia stata assenza dal lavoro).
Ma cosa succede dopo aver presentato la denuncia?
Una volta che la denuncia viene presentata entro i termini, il conto alla rovescia non prosegue mentre l’INAIL sta valutando la pratica.
In altre parole, il termine di prescrizione è sospeso durante l’istruttoria dell’ente.
Il conteggio dei 3 anni riprende soltanto dopo che l’INAIL comunica formalmente la propria decisione, sia essa positiva o negativa, tramite un provvedimento espresso.
Questo principio è stato confermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 29532 del 2022, secondo cui:
“Il termine triennale per agire contro l’INAIL non decorre, o resta sospeso, fino a che non viene comunicato l’esito definitivo della pratica al lavoratore.”
In questo modo, chi ha presentato la domanda nei termini può concentrarsi sull’iter senza temere di vedere i propri diritti prescritti durante la valutazione dell’INAIL.
Questo vale anche per malattie tabellate nei decreti ministeriali, come quelle correlate all’esposizione a amianto, polveri sottili, sostanze tossiche o agenti chimici presenti sul luogo di lavoro. La presentazione della domanda, in ogni caso, deve avvenire entro i termini di legge a partire dal momento in cui si scopre la malattia.
Perché è importante agire subito
I termini non sono “tempo libero”: servono per attività complesse e delicate, come:
- ricostruzione della storia lavorativa;
- raccolta di documenti e testimonianze;
- accertamento tecnico del nesso causale mediante perizia medico-legale.
Senza un’azione tempestiva, il rischio è di non raccogliere elementi probatori adeguati o di superare i termini irrevocabili.
| Aspetto | Causa civile | Prestazioni INAIL |
|---|---|---|
| Termine | 10 anni | 3 anni |
| Punto di partenza | Dalla diagnosi e consapevolezza del nesso con il lavoro | Dalla diagnosi o primo giorno di astensione |
| È suscettibile di sospensione? | Sì, se interrotto da atti giudiziari o richieste formali | Sì, se messo “in pausa” mentre l’INAIL sta valutando la pratica |
| Destinatari | Lavoratore / eredi | Lavoratore / eredi |
- La causa civile mira al risarcimento completo dei danni subiti (materiali, morali, biologici).
- Le prestazioni INAIL coprono invalidità, rendita e cure, ma non risarciscono integralmente eventuali danni extra (es. sofferenza morale, perdita di guadagno futuro).
Sei ancora nei termini?
È la domanda cruciale. Molti scoprono solo tardi di avere diritto a un risarcimento, magari anni dopo la diagnosi. Ma i termini non si fermano, neanche se nel frattempo si peggiora o se le condizioni diventano più gravi.
Per questo, prima si agisce, meglio è. Anche solo per sapere se si è ancora nei tempi. Anche solo per capire se vale la pena tentare.
Vuoi capire se sei ancora nei tempi?
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È possibile richiedere una consulenza o una valutazione preliminare per verificare insieme le tempistiche e capire se si è ancora in tempo per agire legalmente.
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